Malattia parodontale e abuso di tabacco, alcol e droghe

Data

16/12/2022

Autore

Leonardo Bergo

Malattia parodontale

È opinione comune che al giorno d’oggi le malattie più diffuse e importanti del cavo orale (gengiviti e parodontiti, carie dentale e cancro orale) siano prevedibili.

Specifici gruppi di batteri orali, che popolano la placca dentale, giocano un ruolo causale nello sviluppo della parodontite, altri fattori potrebbero essere ugualmente importanti, se non più significativi, nella progressione della malattia. Tra questi fattori, almeno uno potrebbe essere facilmente controllato o addirittura eliminato: l’uso di sostanze che creano dipendenza.

Tipologia di ricerca e modalità di analisi
Una recensione pubblicata da Purnimar Kumar, su Periodontology 2000, approfondisce la tesi dell’importanza della prevenzione delle malattie parodontali in individui dediti all’abuso di sostanze.

L’autore sottolinea che gli interventi atti a prevenire, ridurre o cessare l’esposizione a queste sostanze sono importanti, nella prevenzione della malattia parodontale, almeno quanto la profilassi orale professionale e un’adeguata assistenza domiciliare.

Nell’articolo vengono esaminate diverse sostanze, come il tabacco, l’alcol e le droghe,in relazione alla loro connessione con l’aumentato rischio di malattia parodontale. Tra le varie sostanze, l’utilizzo di tabacco, specialmente sotto forma di sigarette, ha mostrato in modo convincente di essere uno dei più importanti fattori di rischio esterno per la parodontopatia. La combustione della sigaretta non solo genera monossido di carbonio, ma oltre 5000 altri prodotti, molti dei quali sono noti per avere effetti disastrosi sulla salute.

L’articolo chiarisce che il fumo colpisce sia l’ecosistema microbico che le vie immunoregolatorie innate e adattive e che questo, insieme ad altri eventi, come la diminuzione della tensione dell’ossigeno, l’aumento dei radicali pro-ossidanti e le variazioni del pH ,contribuisce all’aumento degli agenti patogeni e dei loro meccanismi di virulenza.

Il fumo colpisce anche il ruolo protettivo del sistema immunitario innato, compromettendo la chemiotassi dei neutrofili e la fagocitosi, diminuendo la risposta umorale. Inoltre, il fumo di sigaretta attiva direttamente le cellule epiteliali, portando al rilascio di chemochine e citochine proinfiammatorie. Il dottor Kumar continua, sottolineando che a seguito di esposizione prolungata al fumo di sigaretta la profilassi orale e le terapie chirurgiche e non chirurgiche possono far poco per invertire la virulenza del microbioma instauratosi, ridurre il carico antigenico o contrastare i danni provocati dalla malattia.

L’articolo approfondisce anche il tema delle sigarette elettroniche, citando alcune ricerche”in vitro”in cui è stato dimostrato che il vapore della sigaretta elettronica provoca un effetto dannoso sulla vitalità epiteliale e dei fibroblasti, un deterioramento del DNA e un’accelerazione dell’invecchiamento cellulare. La nuova abitudine di vaporizzare o fumare sigarette elettroniche presenta, inoltre, un fattore di rischio ambientale tuttora inesplorato che potrebbe comunque determinare un impatto negativo sul parodonto.

I dentisti possono rivestire un ruolo molto importante nell’incoraggiare i pazienti a non fumare, o nel convincerli a smettere, aiutandoli in tal modo a migliorare la loro salute in generale e anche quella orale.

La seconda parte dell’articolo è difatti incentrata su come i dentisti dovrebbero intervenire nella prevenzione e per la cessazione delle sostanze d’abuso. Gli approcci suggeriti contro il tabagismo includono la modificazione comportamentale, la farmacoterapia e metodi non farmacologici. Queste misure sono alcune tra le varie metodologie utilizzate nella prevenzione delle malattie parodontali, specialmente in individui con un’alta esposizione al tabacco, ma anche all’alcool e alle droghe. È infatti emerso dalla letteratura scientifica presa in esame dal dottor Kumar come le consulenze dei medici o il counseling individuale siano effettivamente i metodi più efficaci nella terapia della dipendenza.

Oggi più di un sesto della popolazione mondiale abusa di stupefacenti, con un aumento esponenziale dei differenti tipi di sostanze utilizzate dai singoli individui.

L’articolo giunge alla conclusione che tutte le sostanze con potenziale di abuso hanno un impatto negativo sia sul sistema immunoinfiammatorio umano che sul microbioma orale e sostiene con forza l’efficacia di una consulenza professionale per la cessazione della dipendenza.

Odontoiatri e igienisti dentali si trovano quindi in posizione privilegiata per la diffusione di questo messaggio, essendo in grado di promuovere interventi di supporto comportamentale e farmacologico.

( Fonte Home | Odontoiatria33 )

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